#50 sfumature di mamma » Feed 50 sfumature di mamma » Feed dei commenti 50 sfumature di mamma » L’importanza del tempo (per me, mamma) Feed dei commenti alternate alternate Search______________ (BUTTON) * + + + + + 50 sfumature di mamma - Dalla parte di tutte le donne Dalla parte di tutte le donne * Home * Maternità + Figli + Coppia + Gravidanza – Parto – Allattamento * Fenomenologie * Donna + Lavoro + Lifestyle + Ricette * Viaggi + Africa + America del Nord + America del Sud + Asia + Europa + Oceania * Consigli Gravidanza - Parto - Allattamento, Maternità20 aprile 20171 novembre 2017 L’importanza del tempo (per me, mamma) by Anya Share this... Share on Facebook Pin on Pinterest Tweet about this on Twitter Share on LinkedIn Email this to someone Ho passato due anni da sola, e ormai lo sapete. Vivevo a Parigi, con le mie bambine che allora avevano 18 mesi e 3 anni e mezzo, ed è andata bene. Il mio tempo con loro si riduceva alla sera, quando tornavo, al mattino quando ci svegliavamo e andavamo a scuola, al sabato e alla domenica passati sempre insieme, a volte con delle amiche, a volte sole. [anna.jpg] Forse non era moltissimo tempo, era poco tempo come il tempo di tutte le mamme che lavorano tutto il giorno e tornano a casa non prima delle 19, e poi devono mettere a posto, preparare la cena, pulire la cucina, fare le lavatrici, stenderle, preparare per l’indomani, ma era tempo tutto nostro, era tempo speciale e anche se facevo tutte quelle corse sentivo che il nostro tempo era unico, e che alla fine avevo una grande possibilità, godere di loro sempre e comunque. Senza distrazioni, senza altre persone e capitemi, non che non volessi la presenza del papà o delle nonne o di chiunque altro, ma così ero come obbligata ad esserci sempre, non tanto fisicamente ma perlomeno di testa. Ecco, avevo capito cos’era il tempo di qualità: quel poco tempo che passavo con loro, io ero tutto, ero mamma, ero amica, ero maestra, ero papà, ero nonna, ero consigliera ed ero educatrice. Io, io e sempre io. Poi, ve l’ho raccontato, ho capito che non era giusto. Che quel rapporto che avevamo, quell’equilibrio che avevamo trovato fatto di noi tre e tanti weekend da sola o con qualche amica, non era giusto. Forse per me, che avevo il diritto a non essere wonder woman, ma soprattutto per loro, che avevano il diritto a riversare il loro affetto anche su qualcun altro. L’amore, la rabbia, la gioia, la tristezza, tutti i sentimenti che per due anni avevo accolto e raccolto, col bello e il cattivo tempo. E così abbiamo raggiunto il babbo a Panama. Lasciare tutto mi è costato tutte le lacrime che avevo, ma col tempo ho pensato che fosse anche un’opportunità. Di conoscere un mondo nuovo, di imparare una nuova lingua, di poter respirare dopo due anni in cui mi ero sentita perennemente in corsa, terrorizzata dalla possibilità di schiantarmi e di non farcela, di far crollare il castello in cui le mie principesse crescevano sicure. Di poter avere del tempo. Tempo per me. Per fare le cose con calma, per dedicarmi alle mie passioni, alla scrittura, al blog, al lavoro da casa, ma anche per le cose più frivole che non mi ero mai permessa di fare: i giri al centro commerciale, le colazioni interminabili con le altre mamme, l’appuntamento di tre ore dall’estetista. E stare con le mie figlie. Ma io non sono fatta per essere expat. Ben presto i centri commerciali mi hanno disgustato e ho iniziato ad evitarli come la peste. Il tempo dall’estetista (o dal parrucchiere) mi sembra perso nel nulla, vuoto ed inutile come certe chiacchiere da manicure. E il tempo con le mie figlie mi sembrava infinito, rimandabile perché sempre disponibile. Tornavano da scuola distrutte, dopo anche due ore di scuolabus, e volevano solo guardare i cartoni animati. Le lasciavo fare. Come non era mai successo a Parigi, dove il tempo lo passavamo insieme, ma facendo proprio cose insieme, non limitandoci a stare nella stessa stanza. Dove mi aiutavano a fare la lavatrice, mi accompagnavano al supermercato, mettevamo a posto, guardavamo una serie, stavo in camera con loro mentre mi preparavano manicaretti. Tutto questo era scomparso, all’improvviso, forse perché avevo bisogno di mollare, forse perché il tempo mi sembrava tantissimo, appunto senza fine, sempre a portata di mano, come se mi avessero regalato una scorta inesauribile di tempo da passare con loro e rimandassi ogni giorno quella cosa che avrei voluto fare ma… In fondo è sempre così, no? Rimandiamo a domani quello che potremmo fare oggi, perché pensiamo che domani sarà ancora possibile… E se non lo fosse? E non lo sarà. Il mio tempo, in qualche modo, si esaurirà il prossimo 30 giugno, quando le mie figlie finiranno l’anno scolastico. E io impaccherò tutta la casa, di nuovo, per tornare a Parigi. La nostra esperienza a Panama finisce qui, e ciò che mi mancherà non sarà la vista del mare, non sarà il mango più buono del mondo, non sarà Rocio, non sarà il caldo. Sarà questo tempo che ho avuto da vivere con loro e che non avrò più, tornando alla vita di prima. E quindi niente, me lo sono preso. Non si può più guardare la tv, a casa, se non un cartone ciascuna prima di cena se se lo sono meritato. E se lo meritano sempre. Andiamo in piscina. Stiamo con le amiche. Giochiamo insieme. Leggiamo. Cantiamo e balliamo. Cuciniamo tutte le sere insieme, poi loro apparecchiano, ceniamo tutti insieme e infine leggo una storia, una ciascuna, e la giornata finisce. Il tempo non è infinito, e se oggi ce l’abbiamo, dobbiamo prendercelo. Io me lo prendo, e anche se non posso portarlo probabilmente a Parigi con noi, posso conservare nel cuore i ricordi che il tempo mi ha dato. E sono bellissimi. Sullo stesso argomento Essere mamma richiede super poteri Sicilia con bambini: Palermo e Salina [default.png] L’istinto di una mamma. Di DSA, disgrafia & co. Tags from the story essere mamme 13 Facebook Twitter Pinterest Google + LinkedIn Email Anya Written By Anya More from Anya La mia Parigi. #jesuischarlie Share this...Ho camminato piano, mentre tornavo a casa. Mi sono guardata intorno,... Read More You may also like 20 ottobre 2015 Le 10 cose che ci spediscono dirette all’inferno (delle mamme) 22 agosto 2016 Quanto vale per noi una vita? 22 novembre 2016 Piccoli bulli crescono? 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Rispondi + 50sfumaturedimamma ha detto: 23 aprile 2017 alle 13 h 36 min Ahahah infatti, magari in quel tempo fai poco, ma quello che fai resta comunque speciale, qualcosa di condiviso e qualcosa che loro hanno imparato (e davvero da me niente funziona come coltello e tagliere, non litigano, non hanno mai voglia di smettere e si sentono super fiere delle loro preparazioni… e io fatico meno 😀 )! Rispondi * Anonimo ha detto: 20 aprile 2017 alle 12 h 44 min Bellissimo. Complimenti. Non potevi descrivere meglio questa sensazione che ogni giorno ognuno di noi prova. Il tempo che scorre, e più passa più sembra trascorrere velocemente. Almeno per me. Cambia la percezione quando si cresce…e come te ogni giorno spero di averlo ottimizzato e di averne dedicato la parte migliore alle persone che contano di più. Me compresa. Grazie per avercelo ricordato. Buon ritorno a Parigi. M. Rispondi + 50sfumaturedimamma ha detto: 23 aprile 2017 alle 13 h 36 min Grazie <3 Rispondi * Abaya and Heels ha detto: 20 aprile 2017 alle 20 h 02 min Buon rientro cara! Mi mancherai in questo fuso ma ti meriti la civiltà 😜 Io ho ancora da espiare qualche colpa evidentemente! Rispondi + 50sfumaturedimamma ha detto: 23 aprile 2017 alle 13 h 36 min Tu sei molto più cattiva di me 😛 Rispondi * Michy mommy ha detto: 21 aprile 2017 alle 10 h 55 min Ti posso fare una domanda…sperando di non sembrarti invasiva o indiscreta Ma il padre? Il suo tempo?!? Spero che la scelta sia motivata anche dal fatto che vi venga anche lui s Parigi Rispondi + 50sfumaturedimamma ha detto: 23 aprile 2017 alle 13 h 37 min Certo, torniamo tutti insieme! Le cose che ho descritto le facciamo spesso con lui, che cerca sempre di tornare presto. E nel weekend ci sono mille altre occasioni. Questa era una riflessione sul tempo delle mamme, i papà si fanno molte meno menate 🙂 Rispondi * Keta ha detto: 21 aprile 2017 alle 13 h 47 min Sinceramente anch'io come michy mommy mi son ritrovata a pensare, prima il post sulle piccole cose poi la nostalgia in Italia e adesso torni a Parigi, sarà che vi seguo da molti anni ma mi hai dato l'idea che non stai attraversando un bel periodo e penso che con l'ultimo attentato di ieri non hai molto il cuor leggero, fatti forza Anya la vita è una montagna russa ma noi siamo mamme forti! Rispondi + 50sfumaturedimamma ha detto: 23 aprile 2017 alle 13 h 41 min Invece è tutto il contrario! Ho imparato a vivere alla giornata e a godere delle piccole cose, che sono anche quelle in famiglia, soprattutto dopo che non le avevo più vissute. Il viaggio in Italia con sorpresa alla mamma è stato organizzato prima di sapere che saremmo tornati a Parigi, avevo voglia di vedere la mamma e soprattutto di farla stare con le bambine, proprio perché il tempo è talmente importante che certi momenti non torneranno mai più. Mio marito non poteva prendere tutti quei giorni di ferie ma è stato contento di organizzare con noi la sorpresa. E ora organizziamo il ritorno! Quanto agli attentati, sono molto fatalista, e non potrei mai rinunciare alla mia Parigi per la paura. Mi dispiace che traspaia altro, non era l'intento! 🙂 Rispondi * Anonimo ha detto: 5 maggio 2017 alle 16 h 06 min Se torna a Parigi anche tuo marito ben venga. Io capisco i viaggi di lavoro ma che uno per inseguire la carriera debba piantare la famiglia a 3000 km di distanza lasciando la moglie a sobbarcarsi tutto, non lo concepisco. Per questo ho molta stima delle donne che accettano questa situazione, che si fanno carico di tutto per aiutare il marito. Io non ce la farei. O lo seguo o stiamo tutti dove siamo. Tre anni fa a mio marito avevano offerto un grosso aumento di stipendio per andare a dirigere un ufficio in Cina… ciaone proprio, io in Cina con la bimba manco po cazzo e lui di stare lontano dalla famiglia pure. Continuiamo il nostro menage con stipendi che non lasciano spazio per troppi sfizi, ma alle 19 siamo tutti a casa insieme. Per me famiglia è questo. Altrimenti rimanevo nel mio bilocale da single facendo tutt'altra vita. Sono scelte. Rispondi + 50sfumaturedimamma ha detto: 6 maggio 2017 alle 13 h 41 min Troppo facile dire manco po cazzo 🙂 Ogni famiglia ha la sua storia, ogni relazione ha i suoi equilibri. Non basterebbe certo un post e tanto meno un commento per spiegare la nostra vita degli ultimi 4 anni, perciò non ci provo nemmeno. Una tizia che frequentavo ai tempi in cui mio marito è partito la prima volta mi disse che lei col cavolo che l'avrebbe lasciato partire (come se io avessi scelta). Bene, lui lavora ormai da tempo fuori dalla Francia perché non ha alternative e lei resta piantata a Parigi, obbligandolo a fare su e giù ogni weekend. Mai dire mai, perché non si sa dove ci porta la vita (e non sempre si tratta di soldi). Ad ogni modo sì, torniamo a casa tutti insieme. Rispondi * Anonimo ha detto: 16 maggio 2017 alle 8 h 37 min Io non impedirei mai a mio marito di partire sia chiaro. Io ho detto "manco po cazzo" a partire per la Cina. Questo valeva per me. E per mia figlia che all epoca era piccina. Ha deciso lui di rimanere (ha potuto decidere fortunatamente, l'azienda gliene ha dato la possibilità). Tanta stima per le donne che come te si spazzano la famiglia per lunghi periodi da sola. E hai ragione, non basterebbe un post per scrivere tutto. Non è solo smazzarsi la famiglia da sole, io ne sentirei proprio la mancanza. Mi sentirei proprio sola. Figuratise oltre a non avere vicino lui, fissi anche in una città straniera dove non ho mia mamma vicina per poter chiacchierare/litigare dal vivo. La mia non è una critica, solo ti dico che caratterialmente non sono forte… Rispondi Lascia un commento Annulla risposta Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. 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